EUROPEAN SUSTAINABLE WEEK 2026La storia che dovremmo raccontare

Articles 09 Jun 2026

Questa settimana la European Sustainable Energy Week ha compiuto vent’anni. Dal 2006 è cresciuta fino a diventare il più grande appuntamento europeo dedicato alla transizione energetica: oltre diecimila persone — responsabili politici, imprese, ricercatori, società civile, leader più e meno giovani, imprenditori — più i partecipanti in linea. Dopo due giorni passati lì, sono più convinta che mai che questa comunità ha tra le mani qualcosa che troppo di rado si concede: storie di successo da raccontare.

Qual è la storia?

Ho avuto il piacere di partecipare al panel di EUFORES (il Forum europeo per le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica, la rete dei parlamentari europei e nazionali che se ne occupano) nel dibattito “What’s the story? New narratives for the energy transition”, in occasione della presentazione dell’ottimo rapporto finale EEW5 dedicato proprio a questo tema. Non si tratta soltanto di comunicazione: è il modo in cui parliamo della transizione a decidere se cittadini, imprese e governi la sosterranno o la ostacoleranno. Dovremmo raccontarla con più sicurezza ed entusiasmo per ciò che è: un cambiamento radicale, certo, ma anche l’agenda economica ed energetica più razionale che abbiamo, in tempi di emergenza climatica e di turbolenze geopolitiche. Rinnovabili, batterie ed efficienza energetica sono alleate nella stessa battaglia contro la nostra dipendenza dai combustibili fossili. Certo, i pannelli solari e le pale eoliche stanno sotto i riflettori molto più spesso delle tecnologie che riducono il fabbisogno di energia; ma l’energia più economica, più pulita e più sicura è quella che non abbiamo bisogno di usare: il gas che non importiamo, la bolletta che non arriva. Ed è un terreno su cui l’Europa è già all’avanguardia, con imprese, posti di lavoro e competenze, qui e ora.

Sul palco mi è stato chiesto quali “contro-narrazioni” mi trovo ad affrontare più spesso. Ne ho citate tre. La prima è Bruxelles come capro espiatorio: qualunque cosa vada storta viene attribuita alle regole europee, anche se in Italia la causa della maggior parte dei nostri guai energetici è la dipendenza dal gas importato. La seconda è l’Europa come bancomat, l’idea che l’UE debba finanziare senza condizioni le politiche dei governi di turno: ma i fondi europei dovrebbero servire a obiettivi comuni, non essere mance, e per la transizione potrebbero rappresentare, se ben spesi, il più grande investimento mai fatto sui nostri sistemi produttivi. La terza è il nucleare come soluzione efficace per ridurre i prezzi dell’energia e uscire dai fossili: ed è la contro-verità che mi lascia più perplessa. Ormai lo ammettono tutti: nessun nuovo reattore produrrà un kilowattora prima di quindici o vent’anni, mentre le bollette dobbiamo abbassarle adesso. E in un sistema ad alta penetrazione di rinnovabili decentrate, ciò che serve è flessibilità, accumuli, gestione della domanda, reti, non una potenza di base rigida e centralizzata.

Vent’anni, quattro Commissari, un quadro comune

Uno dei momenti più interessanti di questa edizione anniversario ha visto riuniti sullo stesso palco le persone che hanno disegnato la politica energetica europea degli ultimi vent’anni: gli ex Commissari Andris Piebalgs (2004-2009), Günther Oettinger (2010-2014), Miguel Arias Cañete (2014-2019) e Kadri Simson (2019-2024), accanto all’attuale Commissario per l’Energia e la Casa, Dan Jørgensen. È stato un confronto vivace e, a tratti, persino commovente: ciascuno ha ricordato i momenti difficili e i successi che, messi insieme, hanno tracciato il cammino dell’Europa verso la leadership climatica che molti le hanno riconosciuto. Mi ha fatto particolarmente piacere riascoltare Andris Piebalgs. Nel 2009, insieme a Claude Turmes, ebbe l’intuizione di riunire un gruppo di leader d’impresa per dimostrare che l’efficienza energetica non fa bene soltanto al clima, ma è essenziale per la sicurezza energetica e la competitività dell’Europa. Fu lui a suggerire a Claude di chiedere a me di occuparmi di questa causa; questa intuizione fu decisiva nella nascita della European Alliance to Save Energy, che da allora ho l’onore di presiedere. Mentre l’Europa accelera sull’elettrificazione e rafforza la propria sicurezza, competitività e autonomia strategica, l’efficienza energetica deve restare al centro della discussione: è proprio questo il cuore del nostro lavoro.

Ciò che mi ha colpito di più, nell’intervento dei cinque commissari, è che, nonostante le differenze di stile, epoca e famiglia politica, un filo coerente attraversava ogni racconto: la continuità garantita da un quadro europeo condiviso di regole e obiettivi, e da una Commissione disposta a definirlo e a guidarlo. È quel quadro ad aver trasformato vent’anni di circostanze mutevoli, spesso drammatiche, in una direzione di marcia coerente. Ed è esattamente ciò che oggi rischia di andare perduto: non per un attacco frontale, ma per un’erosione lenta, per le divisioni interne alla Commissione, per la pressione di lobby danarose e fossili e di forze politiche interessate a indebolire il progetto europeo e a dividerne i popoli. Obiettivi vincolanti che si stemperano in raccomandazioni; scadenze che slittano “per proteggere la competitività”, ma che in realtà favoriscono le imprese tradizionali e quelle che non vogliono cambiare; norme importanti riaperte prima ancora di averle attuate, come rischia di accadere per le direttive su rinnovabili ed efficienza. Il pericolo non è un’unica, clamorosa abrogazione degli obiettivi definiti: sono le molte piccole concessioni che, sotto la copertura della “semplificazione”, rendono incerte le regole su cui contano investitori, imprese e amministratori — e con esse la credibilità dell’intera agenda europea per l’energia. È un processo in atto, subdolo e poco trasparente. Quando la Commissione fa della “semplificazione” la priorità e sceglie come interlocutori quasi esclusivi alcuni settori legati a vecchi modelli, lasciando indietro le nuove filiere produttive, ma anche la società civile, le città e i territori, finisce per avvalorare l’idea sbagliata che il Green Deal vada “corretto”, e offre preziose munizioni ai suoi stessi avversari. Eppure è proprio la guerra illegale di Stati Uniti e Israele contro la dittatura sanguinaria dei pasdaran iraniani a dimostrare che la dipendenza dai fossili pesa duramente sulle nostre economie e, soprattutto, sui paesi e sui ceti sociali più poveri. Elettrificazione, rinnovabili, batterie ed efficienza energetica sono già oggi la migliore difesa che l’UE possa costruire, oltre che il suo più grande vantaggio competitivo.

Le persone che la transizione la fanno davvero

Se il panel dei Commissari ci ha ricordato il cammino dell’energia sostenibile in Europa, la cerimonia di premiazione ha dato il volto a chi quel cammino lo percorre davvero. Nella mattina inaugurale della EUSEW vengono assegnati gli EU Sustainable Energy Awards, in tre categorie: SMEs Driving Energy Efficiency, Local Energy Action e Women in Energy. Quest’anno ho fatto parte della Giuria di alto livello insieme a Tomas Häyry, sindaco di Vaasa, e a Joanna Pandera, fondatrice e presidente di Forum Energii. Abbiamo valutato insieme i finalisti di tutte e tre le categorie; sul palco ne abbiamo presentata una ciascuno, e a me è toccato l’onore del premio per Small and medium entreprises driving Energy Efficiency, una categoria del tutto nuova, assegnata per la prima volta quest’anno. A condurre la cerimonia, la nuova Direttrice generale per l’Energia Céline Gauer con Paloma Aba Garrote, direttrice di CINEA: molte donne su quel palco alla EUSEW26!

Ha vinto un progetto belga: RE-LEAF: Affordable Renovation, nel Limburgo. In giuria ne abbiamo apprezzato l’intelligente semplicità. RE-LEAF affronta la povertà energetica integrando la consulenza professionale sulla ristrutturazione direttamente nella pianificazione del mutuo. In collaborazione con Onesto ed Energiehuis Limburg, e con il finanziamento del programma europeo LIFE, permette a chi compra casa di valutare gli interventi necessari, il loro costo e i risparmi attesi prima di accendere il mutuo: gli interventi riducono i consumi dal 40% al 60% e oltre, abbassano le bollette e migliorano il comfort, mentre fanno salire il valore degli immobili fino al 15%. Dopo aver accompagnato 59 proprietà in un progetto pilota di successo, RE-LEAF si sta estendendo a tutte le province fiamminghe: e speriamo ben oltre: il vero ostacolo per le PMI è proprio crescere e trovare il sostegno finanziario per farlo, e non è un caso che tante idee nate in Europa finiscano poi per trasferirsi negli Stati Uniti.

Anche i vincitori delle altre due categorie non sono da meno. In Local Energy Action, l’iniziativa “100 Projects Phasing Out Gas” del Comune di Vienna sta portando la città verso un riscaldamento e raffrescamento interamente rinnovabili entro il 2040: 1.030 caldaie a gas già sostituite con sistemi rinnovabili, oltre 2.300 tonnellate di CO₂ risparmiate, e ogni conversione trasformata in conoscenza trasferibile. Il premio Women in Energy è andato a Donna Gartland, amministratrice delegata dell’agenzia per l’energia di Dublino, Codema, per aver guidato la prima rete di teleriscaldamento su larga scala in Irlanda, che recupera il calore di scarto dei data center, e per aver costruito un ambiente di lavoro in cui il 53% del personale e il 58% dei ruoli dirigenziali sono donne.

La nuova generazione in sala

C’è un’ultima parte di queste giornate che mi ha dato davvero speranza: il tempo trascorso con i Young Energy Ambassadors. Ogni anno la Commissione seleziona trenta professionisti tra i 18 e i 35 anni da tutta Europa per un mandato di un anno; il gruppo del 2026 abbraccia venticinque Paesi, dai dottorandi agli imprenditori. Ho avuto il piacere di parlare con tre di loro: Antoine Ferraris, che si occupa di affari istituzionali a Wien Energie e ha rappresentato i giovani austriaci alle COP delle Nazioni Unite sul clima; Giulia Marzetti, ingegnera chimica italiana, già alla Commissione europea, che oggi fa consulenza sulla decarbonizzazione e conduce il bel podcast Sostenibilità Italiana; e Raúl Berganza Gómez, spagnolo ma da 7 anni in Germania, i cui nonni costruirono i primi impianti idroelettrici del Paese e che oggi lavora sul fabbisogno energetico dell’intelligenza artificiale. Paesi diversi, strade diverse, la stessa serietà di intenti, gli stessi sorrisi aperti e una bella, contagiosa energia. Se la loro spinta è un indizio di ciò che verrà, potrebbero davvero rinvigorire qualcuno dei nostri leader. Anche questa è una storia europea che vale la pena raccontare.

Ciò che la EUSEW sa fare meglio è riunire chi la transizione la fa e chi ne scrive le regole. RE-LEAF, Vienna, Donna Gartland e questi giovani ambasciatori non sono promesse sul futuro: sono prove del presente, ristrutturano case, sostituiscono caldaie, recuperano calore sprecato, creano lavoro, costruiscono comunità e cultura, inventano soluzioni concrete, adesso. È da qui che dobbiamo ripartire: rivendicare ciò che è stato fatto, proteggere ciò che lo ha reso possibile, accelerare. Il successo è reale, i numeri sono dalla nostra parte. Indebolire il quadro europeo sarebbe l’errore più costoso di tutti. L’energia più economica e pulita resta quella del vento e del sole, e quella che non sprechiamo o riusciamo ad accumulare che, sempre di più, é anche la più europea.

Il rapporto finale EEW5 “What’s the story?” è qui: https://www.energy-efficiency-watch.org/ — e i Young Energy Ambassadors 2026 si trovano qui: https://sustainable-energy-week.ec.europa.eu/partners/young-energy-ambassadors-2026_en

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