Buon 2026!!!!! ![]()
A parte perdere i soliti chili di troppo, nel 2026 abbiamo molto da fare.
Cose ambiziose ma concrete, in politica, nella cultura e nell’economia, per costruire un’alternativa a una deriva illiberale che divide le nostre società e le rende più deboli.
Prima di tutto: fare squadra. Mettere insieme battaglie che oggi procedono troppo spesso separate,
per più diritti, più libertà e un’economia sostenibile, dentro e fuori le istituzioni.
Non basta più difendere il dissenso o denunciare la disinformazione, ormai ovunque. Serve ritrovare un impatto reale sulle decisioni pubbliche, iniziando ad organizzarci da subito, senza aspettare le prossime scadenze elettorali. Troppe scelte vengono sottratte alle istituzioni democratiche
e catturate da poteri economici enormi, spesso fossili e illiberali. La nostra forza più grande resta la consapevolezza e la mobilitazione
di cittadini e cittadine. Siamo a un anno e mezzo dalle elezioni in Italia
e a tre e mezzo da quelle europee. Questo significa una cosa molto concreta: pretendere dalle forze dell’opposizione — oggi divise sulle priorità e poco efficaci — di muoversi per tempo. Non solo l’ennesimo programma scritto in notti interminabili, ma la capacità di trasmettere entusiasmo
e prospettive credibili di una vita migliore. Come? Con un metodo semplice, ma poco praticato: una vera alleanza con chi il futuro lo sta già costruendo. Forme snelle ed efficaci di partecipazione, consultazione e condivisione, in una collaborazione viva tra politica e società civile.
Per ridare senso al voto. E per contrastare quelli che potremmo chiamare i quattro moschettieri del disastro: astensionismo, cattivo governo, populismo nazionalista, violenza. Problemi diversi, ma intrecciati, che si alimentano a vicenda e che vanno affrontati insieme.
Chi lavora sul clima, sull’industria sostenibile, sulle città a inquinamento zero, su nuovi modelli di consumo e agricoltura, su energia condivisa ed economia circolare deve lavorare insieme e in modo visibile con chi difende i diritti delle donne, delle minoranze e dei migranti, un welfare più efficace e inclusivo,
il rispetto delle regole e il rifiuto della legge del più forte. Tutto questo riguarda anche l’Europa: più democratica e trasparente, capace di decidere,
federale, senza veti, muri e guerre. Perché non c’è sicurezza né benessere in “nazioni” divise e indifese. Il 2026 è l’anno in cui questa alternativa va costruita.
Come in una fiaba africana: mentre la foresta brucia, un piccolo colibrì porta una goccia d’acqua nel becco. Da solo non spegne l’incendio,ma spinge tutti gli altri a fare lo stesso.Questa volta è così anche per noi: l’acqua dobbiamo portarla tutti e tutte....