ARIA CONDIZIONATA PER TUTTI?

Articles 07 Jul 2026

Due gradi. È quanto salirebbe la temperatura di Parigi se tutti gli edifici della città installassero l'aria condizionata, secondo un calcolo di Météo France: ogni unità raffredda uno spazio privato scaricando calore in uno spazio comune. Ed è questo, non l'ideologia, che spinge il sindaco di Parigi alla prudenza e al rifiuto della "clim pour tous" come soluzione scorciatoia per il caldo che asfissia le nostre città.

Perché il condizionatore raffredda una stanza. Non ripara un tetto che d'estate trattiene il calore come un forno, non isola un muro costruito negli anni Sessanta senza alcun criterio termico, non sostituisce gli infissi che lasciano entrare aria calda da ogni fessura. Installare un climatizzatore in un edificio energeticamente inefficiente non risolve il problema: lo sposta. La casa resta un colabrodo; semplicemente, ora, un colabrodo che consuma più elettricità per compensare ciò che l'involucro edilizio non fa; e se la bolletta si alza, il condizionatore rischia pure di rimanere spento.

E non convince contrapporre le regole di riduzione dei consumi alla salute pubblica, invocando (tanto per cambiare..) un allentamento dei target europei di efficientamento energetico: un edificio ben isolato, con ombreggiamento e ventilazione pensati insieme al risparmio energetico, magari costeggiato da un viale alberato, protegge dal caldo meglio di un edificio energivoro raffreddato a palla otto ore al giorno. Il punto non è essere a favore o contro l'aria condizionata, e Stagnaro fa benissimo a raccontarne la storia e a sottolinearne i vantaggi, ma che non abbiamo il tempo di continuare a curare i sintomi stanza per stanza, magari con soldi pubblici, mentre il patrimonio immobiliare europeo, quello italiano in testa, resta in larghissima parte da riqualificare.

C'è poi un secondo livello, che riguarda la città come spazio condiviso. Un condizionatore individuale espelle aria calda fuori dalla finestra: nel cortile, nella strada, nell'appartamento del vicino. Come dice il sindaco di Parigi, moltiplicato per migliaia di unità in un quartiere denso, questo calore si somma e alza la temperatura dello spazio pubblico proprio per chi il condizionatore non ce l'ha, non se lo può permettere, o vive al piano terra sotto le unità esterne di tutti gli altri. È esattamente su questo punto che insistono le amministrazioni cittadine che hanno capito il problema: non per vietare l'aria condizionata, ma perché la città non è la somma di scelte private, è uno spazio che appartiene a tutti, e le sue temperature, il suo rumore, la sua rete elettrica sono un bene comune che le decisioni solo individuali possono peggiorare per chiunque altro.

Ed è per questo che "la clim pour tous" un condizionatore in ogni finestra, come risposta di massa al caldo che cresce prospettato da Marine le Pen, non è la soluzione, senza bisogno di scomodare alcuna ideologia. Perché aggraverebbe l'isola di calore urbana proprio dove è già più forte, perché scaricherebbe sulla rete elettrica una domanda di picco che l'infrastruttura non è dimensionata a reggere. E questo vale anche se un giorno quell'elettricità sarà tutta pulita: la necessità di ridurre il consumo energetico non dipende da come l'energia viene prodotta, come sembra indicare Stagnaro, ma da quanta se ne consuma. Un consumo evitato non richiede nuova produzione, né nuove reti, né nuovo territorio occupato da impianti. La domanda vera non è se avremo abbastanza energia verde, ma se vogliamo davvero alimentare un fabbisogno che potremmo semplicemente non generare. E lascerebbe comunque intatta la vera priorità: la riqualificazione energetica degli edifici, e la necessità di soluzioni come l'ombreggiamento e il verde urbano, l'urbanistica bioclimatica, come i sistemi di nebulizzazione applicati in un quartiere nello Shanxi — le misure che riducono il bisogno di raffrescamento invece di limitarsi a soddisfarlo, stanza per stanza, casa per casa.

Il condizionatore ha un posto legittimo in questa strategia: come componente di un sistema più ampio, non come suo sostituto. Il rischio, oggi, non è che qualcuno lo metta all'indice. È che diventi l'alibi tecnologico (e ideologico) che ci permette di rimandare ancora una volta il lavoro più difficile, quello sulle emissioni, sugli edifici e sulle città, proprio nel momento in cui il tempo per farlo si sta esaurendo.

Monica Frassoni

 

Rimaniamo in contatto?

Contattami per qualsiasi dubbio, curiosità o domanda o anche solo per condividere le tue opinioni!

Telefono
+32 2 325 55 58
Indirizzo

Avenue Louise 222
1050 Ixelles - Belgium