Ceuta, arma impropria della destra maga internazionale

Articles 01 Aug 2026

Non è ancora chiaro quanto ci sia stata una regia precisa dietro quanto accaduto a Ceuta, ma qualcosa di deliberato pare proprio esserci stato.  Il Marocco ha lasciato che migliaia di giovani si illudessero di poter passare, ritirando per ore le proprie forze di sicurezza dal confine, salvo poi tornare a caricare con idranti e lacrimogeni chi tentava ancora di forzarlo: scontri a Fnideq e al valico di Beni Nsar, veicoli incendiati, decine di arresti. Il bilancio è tragico e ancora provvisorio: almeno 84 morti annegati, forse di più, che si sommano ai circa trenta registrati da inizio anno.
in questo contesto è utile ricordare che nel 2026 gli sbarchi verso l’Europa sono calati su quasi tutte le rotte — Canarie -78%, Mediterraneo centrale -46%, Mediterraneo orientale -32% — ma i morti in mare sono raddoppiati, superando le 1.200 vittime accertate secondo l’OIM già a maggio, il bilancio più grave dall’inizio delle rilevazioni sistematiche nel 2014. Non è un paradosso: è la prova che chiudere le rotte non ferma chi fugge, lo spinge verso percorsi più lunghi, più pericolosi, più in mano ai trafficanti. La stessa dinamica che si è appena vista a Ceuta.

Nella serata di ieri oltre 48mila delle circa 50-60mila persone entrate erano già tornate da sole in Marocco, umiliate e affamate.

Il Marocco è una monarchia autoritaria anche se ci sono elezioni, che rivendica una crescita di quasi il 5%, ma lascia quattro milioni di giovani senza lavoro né formazione e quasi un terzo dei ragazzi tra 15 e 24 anni disoccupato. Insomma, Quei ragazzi che si sono lanciati in mare sono il frutto avvelenato di poche vie legali di migrazione e dell’incapacità di governi spesso finanziati e sostenuti dall’Occidente di offrire prospettive concrete ai propri cittadini. Tutto questo, pochi giorni dopo il riavvicinamento di Sánchez con l’Algeria, regime autoritario ancora più duro del Marocco, dove Tebboune è stato rieletto con l’84% dei voti in un clima di repressione del dissenso. Resta inoltre forte, tra i giovani marocchini, il mito più antico dell’Europa come riscatto facile come ripetuto in questi giorni da Tahar Ben Jelloun. Nonostante sia molto probabilmente il primo responsabile dei fatti di Ceuta, il Marocco non è mai stato pubblicamente accusato dal governo spagnolo, che ha parlato solo di “ottima collaborazione” con  Rabat; segno verosimile della volontà di non peggiorare i rapporti con il Marocco e anche di una certa debolezza,  in un’Europa che continua ad appaltare il controllo delle proprie frontiere a regimi autoritari; e’ uno schema che nel 2020 la Turchia di Erdogan usò contro la Grecia, caricando migliaia di persone sugli autobus per farsi pagare di più da Bruxelles e ben conosciuto dall italia con la Libia.

Retroscena e sospetti a parte ciò che e chiaro e’ comunque che non  c’è mai stata alcuna minaccia tangibile per l’Italia o l’Europa : nessun flusso verso il continente, come ha confermato l’Ue, nessuna pressione aggiuntiva registrata.
Ed è proprio questa la parte più preoccupante. La realtà non conta. Conta la propaganda che monta contro Sanchez e ogni politica migratoria positiva. Trump ha parlato di crisi “terribile”; i troll russi si sono scatenati;  Le Pen ha rilanciato la proposta di riservare Schengen ai soli cittadini europei; Weidel ha condiviso le immagini chiedendo di chiudere subito i confini; Musk le ha paragonate a un’invasione zombie; Vox ha definito Sánchez un “traditore” a capo di una “mafia perfida e corrotta”. Ceuta è diventata un’arma impropria nelle mani dell’estrema destra internazionale, al servizio di Trump e di regimi autoritari che sanno come usarla.  Bella prova dei “nazionalisti” europei non c’è che dire.
Ma c'è di peggio. Il 1° agosto ventidue capi di Stato e di governo europei — la lettera è promossa, non a caso, da Italia e Danimarca — hanno chiesto a Bruxelles di convocare una videoconferenza d’urgenza dei ministri dell’Interno, puntando il dito sulla regolarizzazione di massa della Spagna come possibile “fattore di attrazione” e mettendo in discussione la cooperazione UE-Marocco. Ursula von der Leyen ha accettato nel giro di poche ore. Che la Danimarca abbia co-firmato una lettera simile è lo scandalo vero, qui: si tratta di un governo che si definisce ancora socialdemocratico, che per anni ha giustificato la propria linea dura sull’immigrazione sostenendo che serviva a “disinnescare” l’estrema destra — e che oggi mette la propria firma, accanto a quella di Meloni, su un documento che scarica la colpa su un altro governo europeo per una crisi che il Marocco ha creato e la Spagna ha risolto in 48 ore. Se questo è l’aspetto che assume la socialdemocrazia europea sotto pressione, la lezione non potrebbe essere più chiara: rincorrere la cornice della destra non la disinnesca, la legittima — e la Danimarca, tra tutti i paesi, avrebbe dovuto saperlo

Sánchez non l’ha presa bene. Ha definito la risposta europea “piuttosto asimmetrica”: la maggior parte dei governi, ha detto, ha offerto sostegno e solidarietà alla Spagna, mentre altri hanno “scelto di attaccare la Spagna” chiedendone l’esclusione temporanea da Schengen — un atteggiamento che ha bollato come dettato da “pregiudizi, disinformazione, ignoranza o interessi politici”, e “contrario al diritto europeo, al diritto umanitario, ai principi di solidarietà che ci uniscono e agli interessi di lungo periodo dell’Europa”. Ha ricordato inoltre, non a caso, che gli ingressi irregolari in Spagna tra il 2021 e il 2026 sono, secondo Frontex, circa la metà di quelli italiani nello stesso periodo — difficile il profilo del colabrodo d’Europa. Ceuta, ha aggiunto, non fa nemmeno parte a pieno titolo dell’area di libera circolazione Schengen, visto che le partenze verso la Spagna continentale restano sottoposte a controlli rigorosi.

Quanto all’Italia, il governo, anche se preso dall’isteria vannacciana, non ha davvero sospeso il trattato di Schengen: ha attivato, per un mese, la  clausola del Codice frontiere  solo su voli e traghetti dalla Spagna. La Commissione europea ha peraltro già chiesto formalmente all’Italia di notificare e giustificare la misura, spiegando in che modo Ceuta costituisca una minaccia grave per l’ordine pubblico italiano: una richiesta a cui, al momento, manca una risposta convincente. Meloni non ignorava questi limiti: ha scelto comunque di cavalcare l’onda, mentre il nuovo partito di Vannacci la incalza da destra.

I numeri, quelli certi, non giustificano l’allarme e soprattutto scagionano la spagna dall accusa di essere il colabrodo d Europa. Tra il 2023 e il 2025 l’Italia ha registrato complessivamente oltre 290mila sbarchi irregolari (157.651, 66.617 e 66.296), più altri 8.379 nei primi quattro mesi del 2026. La Spagna, negli stessi tre anni, ne ha registrati circa 157mila, meno della metà. Sul fronte dei rimpatri, poi, la Spagna non è affatto più permissiva: nel primo trimestre 2026 ha emesso 9.275 ordini di espulsione, quasi il doppio dei 4.900 dell’Italia, secondo Eurostat. Oltre il fatto che la tanto criticata regolarizzazione spagnola, oltre a non essere un unicum nel panorama europeo, concede un permesso di soggiorno, non la cittadinanza. Riguarda chi è già in Spagna da anni, non chi arriva oggi da Ceuta: i ragazzi intervistati in questi giorni non l’hanno mai citata come motivo della fuga. E i numeri, secondo la fondazione Funcas dimostrano che i migranti regolari hanno contribuito per quasi la metà alla crescita del Pil spagnolo dal 2022, PIL che oggi corre al 2,8% contro l’1,4% della media europea e l’1% scarso dell’Italia.

Ma l’obiettivo di Meloni non è risolvere un problema: vuole trasformare una sfida seria in una minaccia esistenziale ai fini di creare paure e divisioni utili al consenso, convinta che  una opinione pubblica impaurita sia  pronta a credere a qualsiasi allarme. E non conta neppure che una politica migratoria basata su chiusure e regole che rendono più facile la caduta nell irregolarità,  finisca per nuocere alla crescita. Le  imprese italiane cercavano solo a luglio oltre 568mila lavoratori, faticando a trovarne quasi la metà (42,6%); nei mesi precedenti, tra un quinto e un quarto delle assunzioni programmate era riservato esplicitamente a personale straniero (fonte: Unioncamere); inoltre, nel 2025 solo il 7,9% delle quote del Decreto Flussi si è tradotto in un permesso di soggiorno effettivo. E mentre il governo si scandalizza per chi arriva, non dice una parola su chi se ne va: nel 2025 la Spagna è diventata la prima destinazione di chi lascia l’Italia (12,2%), superando per la prima volta la Germania (11,5%). Con tutte le differenze del caso, anche perché non rischiano la vita in mare, anche questi giovani italiani cercano altrove quello che il proprio paese non offre più.

In palio, dietro le immagini di Ceuta, ci sono naturalmente le elezioni che si terranno il prossimo anno in molti paesi europei, e con esse la scelta tra due modi di affrontare la sfida dell’immigrazione: chi la strumentalizza cinicamente per alimentare paura e discriminazione, facendo anche il gioco di potenze esterne interessate a dividere gli europei e ad allontanarli dai propri valori, anche a suon di ricchi sussidi per think tank e associazioni di estrema destra; e chi prende atto che i nostri paesi hanno bisogno di manodopera migrante e lavora per costruire regole capaci di garantire insieme confini sicuri e vie legali  respingendo le manipolazioni di cui oggi Meloni e Vox si fanno megafono. Lungi da me trasformare Sanchez, che ha molti problemi a casa sua creati anche dal suo modo di governare, in un santino progressista.

E nessuno mette in discussione che i confini vadano controllati e le regole rispettate. Ma la Spagna dimostra che si può almeno tentare di avere entrambe le cose, regole serie e crescita economica, senza dover scegliere tra sicurezza e sviluppo. È un modello che vale la pena studiare con attenzione, prima di liquidarlo come “buonismo” o come un favore a un’invasione che non c’è; anche  perché i numeri, quelli veri, dicono che sta funzionando meglio del nostro. E anzi varrebbe la pena di chiedersi se i ragazzi corsi in spiaggia per approdare in Europa non siano stati spinti anche da politiche che illudendosi di potere avere immigrazione zero in realtà favoriscono I giochi sporchi di trafficanti e autocrati.

 

 

 

 

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