DAL IV° FORUM SULL'EFFICIENZA ENERGETICA A BILBAO: Un’industria efficiente è quella che vince.

Articles 02 Dec 2025

Il 2 dicembre 2025 ho partecipato a IV° Forum Efficienza energetica organizzato dal Giornale Basco “El Correo”. Ho fatto un intervento che fa un quadro generale della legislazione e situazione dell’EE nell’industria. Magari vi interessa! https://foro.elcorreo.com/eficiencia-energetica/

È un piacere intervenire oggi a Bilbao, in un territorio industriale che conosce bene sia il peso dell’energia sia l’importanza di utilizzarla in modo intelligente. Viviamo un momento in cui il progetto europeo – l’insieme delle politiche note come European Green Deal – è sottoposto a un forte ripensamento. Fattori economici, geopolitici e sociali spingono molti a chiedersi: vale ancora la pena mantenere alta l’ambizione climatica? Dovremmo allentare le norme, dare priorità alla produzione, alla competitività immediata, ai costi?

In questo contesto voglio parlare di efficienza energetica come realtà industriale concreta, fondata su dati e risultati ottenuti in Europa. Una realtà che dimostra come l’efficienza sia un vero e proprio asset economico essenziale, non un lusso regolatorio.

1. L’Europa ha cambiato il suo modo di consumare energia

Negli ultimi quindici anni l’Europa ha ridotto il consumo finale di energia del 12,1%, mentre il suo PIL è aumentato del 25%. Questo “disaccoppiamento” non è episodico: rispecchia decisioni strategiche e investimenti reali in tecnologie e politiche per l’efficienza.

Dal 2015 le misure di efficienza hanno generato ogni anno tra 55 e 60 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio di risparmi. È più energia di quella che consumano annualmente paesi come Belgio, Austria o Portogallo. Senza queste politiche, nel 2024 avremmo avuto bisogno del 27% di energia in più, pari a quasi 200 Mtep aggiuntivi, il che avrebbe reso molto più difficile gestire la crisi del gas.

Ogni punto percentuale di efficienza energetica in più significa tra 4 e 5 miliardi di metri cubi di gas che l’Europa non ha bisogno di importare. Per dare un ordine di grandezza: la Germania consuma circa 90 bcm di gas l’anno, l’Italia tra 60 e 70, la Spagna intorno ai 33, mentre l’Unione europea nel suo complesso consumava circa 400 bcm prima della crisi. Un aumento sostenuto del 5% dell’efficienza – pienamente raggiungibile con le tecnologie disponibili – significherebbe 20–25 bcm di gas importato in meno, l’equivalente di un mese della produzione di gas norvegese destinata all’Europa.

2. Un’industria europea più efficiente di quella statunitense

Gli studi comparativi della Commissione europea mostrano che l’Europa consuma tra il 10% e il 25% in meno di energia per unità di prodotto rispetto agli Stati Uniti in settori come:

  • siderurgia (Germania, Belgio, Italia)
  • chimica (Paesi Bassi, Germania, Francia)
  • automotive (Spagna, Francia, Germania)
  • manifattura avanzata (Italia, Austria, Repubblica Ceca).

Nei settori ad alta intensità energetica, il costo dell’energia per tonnellata prodotta è decisivo, e questo vantaggio di efficienza è fondamentale per la competitività. Lo si vede, ad esempio, nel vigoroso sviluppo dell’industria spagnola, sostenuta da costi energetici più bassi grazie alle rinnovabili.

Nell’ultima decade l’industria europea ha compiuto passi significativi, riducendo in media i consumi energetici di circa il 20%. Si tratta di un risultato che riflette sia l’innovazione tecnologica, sia le politiche di sostegno all’efficienza. Tra il 2020 e il 2025 i maggiori progressi si registrano nelle piccole e medie imprese industriali, che hanno beneficiato di un forte supporto finanziario: oltre 350.000 beneficiari di programmi di efficienza energetica, spinti da ingenti investimenti della Banca europea per gli investimenti (BEI) e della Commissione europea, per un impegno di 17,5 miliardi di euro e investimenti complessivi stimati in 65 miliardi di euro entro il 2027.

Le industrie a uso energetico più intensivo – chimica, acciaio, manifattura avanzata – hanno migliorato l’efficienza grazie a digitalizzazione, automazione e modernizzazione dei processi. Al contrario, settori come edilizia e agricoltura sono stati meno dinamici, perché la loro efficienza dipende soprattutto da ristrutturazioni di lungo periodo e incontrano barriere specifiche, come la frammentazione delle strutture e un minore accesso a finanziamenti specializzati. Ciò ha rallentato la diffusione di tecnologie efficienti rispetto alla manifattura e ai servizi collegati, e per questo questi comparti hanno ricevuto meno investimenti diretti in efficienza energetica.

In sintesi: i maggiori avanzamenti in efficienza si registrano nelle PMI industriali, nella manifattura leggera, nella chimica e nell’acciaio; i progressi sono più limitati in edilizia, agricoltura e altri settori frammentati.

3. Le performance dei diversi paesi

Tra i paesi europei, l’Italia si distingue con un aumento dell’efficienza vicino al 25–28%. Questo risultato è frutto della combinazione tra investimenti in tecnologie avanzate, programmi di incentivo come i certificati bianchi, e un forte focus su digitalizzazione e ottimizzazione dei processi. L’Italia presenta una delle produttività energetiche più dinamiche del continente, fattore che le consente di affrontare le sfide energetiche mantenendo la competitività industriale.

La Germania conserva un livello molto elevato di efficienza energetica, con miglioramenti compresi tra il 22% e il 24%. Il suo successo deriva dall’adozione precoce e sistematica di norme come la ISO 50001 per la gestione dell’energia, insieme a sussidi e fondi specifici per la modernizzazione di processi altamente energivori, come chimica e siderurgia. La Spagna ha registrato una crescita dell’efficienza più moderata, tra il 15% e il 20%: partiva da una base inferiore e il suo sistema di certificati di risparmio (CAE) è ancora giovane, ma le prospettive sono molto positive grazie alla recente accelerazione di politiche e incentivi.

Nonostante le differenze, questi paesi condividono un impegno chiaro: la consapevolezza che migliorare l’uso dell’energia è decisivo per competitività, riduzione delle emissioni e resilienza alle crisi.

4. Come abbiamo fatto: la Direttiva sull’efficienza energetica

La nuova Direttiva europea sull’efficienza energetica fissa un obiettivo vincolante di riduzione dei consumi finali dell’UE dell’11,7% entro il 2030 rispetto allo scenario di riferimento 2020, ripartito in contributi nazionali e accompagnato da un meccanismo di correzione se lo sforzo complessivo non raggiunge l’obiettivo comune. Introduce obblighi di risparmio energetico per l’intero periodo 2021‑2030, con tassi di risparmio annuo crescenti fino all’1,9% nel triennio 2028‑2030, e misure specifiche per il settore pubblico, tra cui la riqualificazione annuale del parco edilizio e la priorità ai nuclei vulnerabili.

La Direttiva impone alle grandi imprese e ai consumatori a forte intensità energetica l’adozione di sistemi di gestione dell’energia o di audit periodici, nonché il monitoraggio delle prestazioni (ad esempio nei data center), rafforzando l’obbligo di integrare l’efficienza nella pianificazione industriale e infrastrutturale. Questo quadro regolatorio ha inviato un segnale chiaro e stabile agli investitori, favorendo la nascita e il consolidamento di una “industria domestica” dell’efficienza – prodotti, servizi, competenze – che genera crescita e occupazione in Europa.

Un contesto normativo ambizioso e prevedibile è cruciale perché le imprese continuino a investire in tecnologie efficienti: rinnovamento degli impianti, processi più performanti, recupero del calore, digitalizzazione. Il risultato è una crescente professionalizzazione del settore e una maggiore capacità di identificare, finanziare e realizzare progetti di risparmio energetico nell’industria.

5. Progetti industriali: alcuni esempi concreti

I casi più interessanti sono quelli che combinano più tecnologie: recupero di calore, motori efficienti, digitalizzazione, elettrificazione parziale dei processi. Nei Paesi Bassi, ad esempio, le nuove norme introdotte nel 2023 per gli edifici non residenziali – pur riguardando soprattutto uffici – hanno spinto il 70% del parco a raggiungere almeno la classe energetica C, rispetto al 20% del 2018, con ricadute importanti anche sui servizi avanzati collegati all’industria.

A livello europeo, lo strumento TIPCHECK ha permesso di realizzare, dal 2010, circa 3.000 audit termici in siti industriali: in tre casi su quattro le imprese hanno poi deciso di investire in misure di efficienza. Questi interventi hanno portato finora a una riduzione cumulata di circa 4 TWh di consumi e a un taglio di 1 milione di tonnellate di CO₂. In Germania, la legge sull’efficienza energetica per i data center approvata nel 2023 stabilisce standard obbligatori di prestazione: i centri dati già in esercizio dovranno raggiungere un PUE (power use effectiveness) di 1,5 entro il 2027 e 1,3 entro il 2030, mentre i nuovi impianti dovranno attestarsi sotto 1,2.

I data center dovranno inoltre adottare sistemi di gestione dell’energia o comunicare i dati a un registro nazionale, con forti incentivi al recupero del calore per il teleriscaldamento e a soluzioni che permettono risparmi di raffrescamento fino al 40%. Questi esempi mostrano come la Direttiva sull’efficienza, combinata con misure di sostegno pubblico, audit obbligatori o incentivati e programmi nazionali e regionali, abbia innescato trasformazioni reali nel mondo industriale, con risparmi significativi di energia, minori costi, riduzioni di emissioni e maggiore competitività.

6. Tecnologie chiave spiegate in modo semplice

Alcune famiglie di tecnologie sono particolarmente rilevanti per l’industria:

  • Motori IE3/IE4 con variatori di velocità: oltre il 60% del consumo elettrico industriale è legato ai motori. Passare a motori IE4 e controllarne la velocità può ridurre i consumi del 20–30%.
  • Recupero del calore residuo: forni, compressori, caldaie e altri impianti rilasciano grandi quantità di energia termica utilizzabile. Recuperarla e riutilizzarla può far risparmiare fino al 25% dell’energia termica.
  • Pompe di calore industriali: consentono di sostituire le caldaie a gas in processi fino a circa 150 °C, con risparmi complessivi tra il 40% e il 60%.
  • Digitalizzazione e intelligenza artificiale: l’ottimizzazione in tempo reale dei processi consente risparmi del 5–15% senza cambiare il “cuore” degli impianti.
  • Elettrificazione dei processi: sostituire progressivamente il gas naturale con vettori elettrici a basse emissioni riduce l’impronta climatica, a condizione di avere reti adeguate e una sufficiente stabilità dei prezzi.

7. Certificati bianchi: quando il risparmio diventa valore economico

I sistemi di certificati bianchi hanno giocato un ruolo centrale perché trasformano il risparmio energetico in un valore economico verificabile. All’interno del quadro europeo convivono diversi modelli, ma il principio è lo stesso: legare ogni kWh o tep risparmiato e certificato a un valore di mercato. Ciò che conta non è tanto la forma regolatoria quanto la logica sottostante: quando il quadro è stabile e il segnale economico chiaro, l’industria investe.

Francia: il caso più maturo

In Francia i Certificats d’Économies d’Énergie (CEE) sono operativi dal 2006 e hanno mobilitato oltre 20 miliardi di euro di investimenti. Sono stati decisivi per l’industria alimentare dell’ovest del Paese, per la chimica in Normandia, per la metallurgia in Nouvelle‑Aquitaine e per i settori del vetro e del cemento nella valle del Rodano. Le “schede standard” hanno permesso di modernizzare motori elettrici, installare variatori di frequenza, ottimizzare i sistemi di aria compressa – uno dei maggiori consumi dell’industria – e recuperare calore in forni e caldaie, con decine di migliaia di misure realizzate, spesso in PMI industriali.

Italia: un pioniere che si è ripreso dopo una grave crisi

L’Italia è stato il primo paese europeo a lanciare i certificati bianchi, i Titoli di Efficienza Energetica (TEE). Ad oggi ha accumulato 29,3 Mtep di risparmi, con circa 58 milioni di TEE emessi, 4,5 Mtep conseguiti dal 2021 e 0,845 Mtep nel solo 2024. Tra il 2016 e il 2020 il sistema è entrato in crisi per eccessiva complessità amministrativa, forte volatilità dei prezzi e casi di frode nei piccoli progetti. Le riforme avviate tra il 2022 e il 2025 hanno però cambiato il quadro: stabilizzazione dei prezzi, semplificazione delle procedure, controlli più severi e priorità ai grandi progetti industriali.

Oggi i settori più attivi sono la ceramica in Emilia‑Romagna, la carta in Veneto e Toscana, la siderurgia in Lombardia e nell’area di Verona, la farmaceutica e la chimica in Piemonte. Nel 2025 il numero di progetti industriali con TEE è cresciuto di circa il 40%, confermando l’Italia – insieme alla Francia – come uno dei mercati più maturi di certificati negoziabili per l’efficienza energetica.

Spagna: un sistema giovane ma promettente

La Spagna ha scelto un modello analogo con i Certificados de Ahorro Energético (CAE), ancora in fase di consolidamento ma con grande potenziale. Nel 2024 sono stati certificati 1.644 GWh di risparmi, mobilitando oltre 400 milioni di euro di investimenti. I primi progetti si concentrano in settori come: agroalimentare (Castiglia e León, Murcia, Navarra), ceramica e laterizi (Comunità Valenciana), freddo industriale (Catalogna, Galizia), grandi superfici commerciali e logistica (Madrid, Paesi Baschi).

Il potenziale tecnico identificato da qui al 2030 è dell’ordine di 16 Mtep, soprattutto in processi termici, sistemi di compressione e recupero del calore. Il quadro regolatorio è ancora in fase di messa a punto, ma le aspettative di crescita del sistema CAE sono molto elevate.

Germania: niente certificati, massima concretezza

La Germania ha seguito un’altra strada: non ha creato un mercato di certificati bianchi, ma ha puntato su strumenti di sostegno diretto. Tra questi, sovvenzioni gestite dall’Ufficio federale per l’economia e il controllo delle esportazioni (BAFA), incentivi fiscali per gli investimenti efficienti, contratti EPC per ripartire il rischio tra imprese e finanziatori, e grandi programmi di supporto all’elettrificazione dei processi industriali.

Questo approccio ha portato a un miglioramento strutturale dell’efficienza energetica industriale di circa il 20% dal 2000, con settori leader come l’automotive in Baviera e Baden‑Württemberg, la chimica in Renania Settentrionale‑Vestfalia e la meccanica in Sassonia, Turingia e Bassa Sassonia. In sintesi, Italia e Francia rappresentano il modello di mercato maturo dei certificati negoziabili, la Spagna sta costruendo rapidamente un sistema analogo, mentre la Germania privilegia sussidi e incentivi fiscali senza mercato dei certificati.

8. Un piano europeo in 10 punti per spingere l’efficienza

Nel luglio 2025 la Commissione europea ha presentato un piano in 10 punti per accelerare l’efficienza energetica in un contesto politico complesso. Per l’industria, gli elementi più rilevanti sono: la semplificazione regolatoria (che rischia però di sfociare in deregolamentazione e riapertura della legislazione), l’aumento dei finanziamenti pubblici e privati, la promozione dei contratti EPC, il sostegno specifico alle PMI, l’integrazione sistematica dell’efficienza nei fondi europei, la digitalizzazione avanzata e il rafforzamento del principio “Efficiency First”.

La Coalition for Energy Savings ha accolto positivamente il piano, ma ha formulato tre avvertenze centrali: senza finanziamenti di lungo periodo l’impatto rimarrà limitato; i criteri applicati dagli Stati membri sono troppo eterogenei, riducendo l’efficacia complessiva; manca ancora una reale vigilanza sull’attuazione, in particolare nel settore industriale.

9. L’industria basca: una base leader

Il Paese Basco rappresenta un esempio interessante: dal 2010 ha migliorato la propria intensità energetica di circa il 20%, superando la media spagnola. Combina una forte presenza in settori come siderurgia, automotive e macchina‑utensile con un ecosistema tecnologico avanzato per la digitalizzazione dei processi.

Al tempo stesso, esistono margini importanti di miglioramento in chimica, freddo industriale e processi termici. Proprio per questa combinazione di basi solide e potenziale ulteriore, la regione è ben posizionata per diventare un punto di riferimento europeo nei progetti di efficienza energetica industriale avanzata.

10. Conclusione: più efficienza, non meno

Se vogliamo un’industria forte, sicura, competitiva e capace di guidare la prossima decade, serve più efficienza energetica, non meno. Per questo è necessario mantenere, rafforzare e finanziare un quadro europeo stabile, serio e ambizioso.

L’efficienza non frena l’industria: la protegge. E l’industria efficiente è quella che vince.

Monica Frassoni
Bilbao, 2 dicembre 2025

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