ECCO COME RIDURRE I COSTI DELL'ENERGIA IN ITALIA: Le proposte di ENERGY SQUARE

Articles 13 Jul 2026

È stato presentato ieri alla Camera dei Deputati "Ridurre i costi dell'energia in Italia. Verso un sistema energetico più efficiente e competitivo", il primo rapporto di Energy Square (E²), il think tank indipendente coordinato da Michele Torsello e che riunisce esperti di energia, economia, industria e tecnologia per tradurre l'evidenza tecnica in proposte operative, attraverso Dialoghi di Alto Livello a porte chiuse con imprese, accademia e istituzioni. Ho lavorato al rapporto insieme a un gruppo largo di colleghe e colleghi, con Massimo Tavoni come lead author e il Comitato esecutivo presieduto da Carlo Carraro. La presentazione arriva alla vigilia di una giornata europea importante. Oggi la Commissione presenta il Piano d'azione per l'elettrificazione, con un obiettivo annunciato del 46% al 2040, e insieme la proposta di revisione dell'ETS. Due tasselli della stessa strategia, che vanno nella direzione del rapporto E². I dati di partenza li conosciamo, ma vale la pena rimetterli in fila. L'Italia dipende dalle importazioni fossili per il 74,8%, contro una media UE del 58,3%. Paghiamo all'estero tra 50 e 100 miliardi di euro l'anno. Il gas determina il prezzo elettrico all'ingrosso per oltre il 70% delle ore. Due milioni e quattrocentomila famiglie sono in povertà energetica. Nello stesso periodo la Spagna ha portato l'incidenza del gas sulla formazione del prezzo dal 51% del 2021 al 9% della prima metà del 2026: investendo in rinnovabili equilibrate tra sole e vento, reti e accumuli. E non ha toccato il piano di uscita dal nucleare al 2035. In Italia il cuore del problema è la fiscalità. Una famiglia che sostituisce la caldaia con una pompa di calore paga, per kWh, oneri fiscali e parafiscali circa quattro volte superiori a quelli che pagherebbe restando al gas. Un'impresa che elettrifica un processo produttivo può arrivare a pagarne fino a trentaquattro volte. Continuiamo a tassare la soluzione e a non affrontare il problema. E intanto, delle aste ETS che tra il 2012 e il 2024 hanno generato in Italia circa 18 miliardi di euro, alla transizione ne sono arrivati 1,6 – il 9%, a fronte di un obbligo normativo del 50% fino al 2023 e del 100% da allora. La revisione ETS che la Commissione propone oggi è quindi un fronte su cui l'Italia deve davvero cambiare atteggiamento; da governo che frena con tutti e due i piedi a uno che organizza e usa al meglio i proventi dell’ETS per aiutare imprese e famiglie. Il governo italiano non ha smesso di premere per ridimensionare seriamente il sistema, e vedremo oggi con quale risultato: la mia previsione è che non ci riuscirà del tutto, ma qualcosa si perderà per strada. La battaglia che si apre al PE e al Consiglio fra chi ha capito l’imprtanza di mantenere un forte segnale di prezzo a favore della decarbionizzazione e chi rimane inchiodato a una visione obsoleta e certamente non competittiva dell’industria sarà davvero impiortante: l'ETS è uno dei pilastri con cui l'Unione tiene insieme decarbonizzazione, mercato interno e finanziamento della transizione. Smontarlo significa indebolire uno strumento europeo per non affrontare a livello nazionale scelte strutturali che sono sempre più indispensabili. Sull'efficienza energetica il rapporto insiste su un punto che nel dibattito pubblico resta spesso sottovalutato: ogni kWh non consumato è un kWh che non va generato, trasportato, bilanciato né pagato. Gli edifici valgono il 40% dei consumi finali e la prima voce di spesa energetica delle famiglie, ma gli investimenti in efficienza sono crollati da 75-83 miliardi nel 2023 a 58-66 nel 2024, con il residenziale sceso da 44-49 a 29-32 miliardi in un anno solo. Per gli obiettivi europei al 2030 ne servirebbero oltre 240 cumulati. L'efficienza non è un tema settoriale. Insieme a rinnovabili, elettrificazione, riforma della fiscalità energetica e flessibilità della domanda è una delle cinque leve che riducono la bolletta di famiglie e imprese: le prime tre abbassano il costo di ogni kWh, l'efficienza abbassa il numero di kWh, la flessibilità sposta i consumi verso le ore in cui l'energia costa meno. Senza queste due ultime leve le altre tre lavorano in salita. Efficienza ed elettrificazione si moltiplicano a vicenda. I sistemi elettrificati sono in media tre volte più efficienti di quelli a combustione, e la combinazione con la generazione rinnovabile può ridurre il fabbisogno di energia primaria italiano fino al 50%. Per questo una revisione di EPBD ed EED dovrebbe limitarsi alle modalità attuative e non riaprire le direttive. In effetti, il contesto da tenere in cosniderazione è quello europeo. Il Piano d'azione per l'elettrificazione che sarà presentato oggi annuncerà con ogni probabilità un obiettivo del 46% al 2040, dopo il 32% al 2030, e stima che una maggiore elettrificazione possa sostituire due terzi della domanda europea di gas e dimezzare quella di petrolio, tagliando la bolletta delle importazioni fossili di circa 200 miliardi entro il 2040. Il target diventerà vincolante solo con il pacchetto energia post-2030, atteso nell'ultimo trimestre: la partita vera si gioca da qui a dicembre. Il punto di partenza è un'Europa ferma al 23% da un decennio, con il 70% dell'elettricità già prodotta da fonti domestiche a basse emissioni: il collo di bottiglia non è più la generazione, sono gli usi finali. Cina, Giappone e Corea del Sud hanno già superato il 30%. L'Italia è al 22,3%, e il ritardo si concentra su edifici e trasporti, non sull'industria, dove siamo sopra la media UE (39% contro 33,3%). Si concentra cioè esattamente dove colpisce la fiscalità: quattro volte il gas per chi installa una pompa di calore, un kWh alla ricarica pubblica che può costare da 1,5 a oltre 4 volte il kWh di benzina o diesel. Non è un mistero da spiegare, è una scelta da correggere — e la Commissione lo dice: al piano si accompagna una proposta legislativa perché l'elettricità sia tassata meno del gas, insieme a un quadro per ridurre l'IVA su pompe di calore, veicoli elettrici, batterie domestiche ed elettrificazione industriale. È la stessa direzione del rapporto E². Intanto gli altri Paesi si muovono: la Francia raddoppia il sostegno agli usi finali elettrici da 5,5 a 10 miliardi l'anno, la Germania mette 2,9 miliardi sul calore di processo industriale, la Spagna allarga autoconsumo collettivo e comunità energetiche. E una strategia nazionale di elettrificazione ancora non esiste in Italia. Il rapporto contiene una ventina di proposte operative, attuabili a istituzioni invariate. Eccone alcune secondo me molto rilevanti. • Riequilibrio di accise e oneri tra elettricità e gas per contenuto energetico ed emissivo • Riforma dei sussidi ambientalmente dannosi (25 miliardi l'anno, di cui 14 nell'energia) • Bonus sociale automatico e uso trasparente dei proventi ETS per le famiglie vulnerabili • Quadro integrato PPA e CfD, con trasferimento ai consumatori dei benefici delle rinnovabili • Calendario vincolante di aste per 15 GW l'anno: 2 miliardi di risparmio annuo entro il 2030 • Rafforzamento del REMIT e vigilanza ARERA-AGCM contro condotte anticoncorrenziali • Potenziamento delle interconnessioni europee (Francia, Grecia, Nord Africa) con i fondi CEF Energy e le garanzie BEI dell'European Grid Package • Sblocco autorizzativo del Piano Terna da 23 miliardi • Attuazione rapida delle aste MACSE per gli accumuli e delle connessioni flessibili • Piena valorizzazione della domanda flessibile e prezzi dinamici • Quadro stabile di incentivi per la riqualificazione edilizia, preservando i target di EPBD ed EED Il 46% di elettrificazione al 2040 non si raggiunge in un Paese dove installare una pompa di calore costa in oneri quattro volte di più che tenere la caldaia a gas, e dove elettrificare un processo industriale costa fino a trentaquattro volte di più. Si raggiunge con cinque leve che vanno mosse insieme: rinnovabili competitive che abbassano il costo dell'elettricità, elettrificazione degli usi finali che triplica il rendimento di ogni kWh, riforma della fiscalità che smette di penalizzare l'elettricità, efficienza energetica che riduce i consumi a monte, flessibilità della domanda che li sposta nelle ore in cui l'energia costa meno. Competitività, sicurezza energetica e decarbonizzazione smettono di essere obiettivi in conflitto nel momento in cui famiglie e imprese vedono in bolletta il risparmio delle tecnologie elettriche. Il rapporto spiega come arrivarci. qui il rapporto. https://www.energysquare.it/

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