NIENTE ERRORI NEL GREEN DEAL CHE GIUSTIFICHINO RITARDI E OMISSIONI: risposta a Ferruccio De Bortoli, Corriere 5 luglio 2026

Articles 06 Jul 2026

L'editoriale di Ferruccio de Bortoli del 5 luglio contiene un messaggio di fondo condivisibile (le paure – e gli interessi aggiungerei io- corporative non devono rallentare la transizione) ma alcuni dei fatti citati a sostegno di quella tesi meritano una verifica.

Primo, non vedo “errori nel Green Deal da eventualmente correggere rallentando. Il problema è opposto: la polemica su scadenze e regole viene smentita ogni giorno dall'andamento delle tecnologie e dalla realtà del clima impazzito, che non premiano affatto chi rallenta. Il 91% dei nuovi impianti eolici e solari nel mondo è già più economico del fossile più conveniente disponibile. Anche il target 2035 sui motori endotermici, spesso citato come l'errore per eccellenza, non lo è: la transizione dell'automotive verso l'elettrico è già in corso ovunque, guidata dalla Cina, e chi la rimanda non salva l'industria, la consegna a chi corre più veloce. Chi frena, come l'Italia, resta indietro e paga un prezzo altissimo per continuare a raccontare che non conviene e non è possibile uscire dalla dipendenza dai fossili in tempi rapidi.

Secondo, sulle emissioni. È vero che oggi l'Europa emette meno del 10% del CO2 globale annuo, ma il riscaldamento in atto è prodotto dallo stock accumulato in due secoli, non dal flusso di quest'anno. Fino al 1950 l'Europa da sola ha emesso più della metà di tutto il CO2 storico mondiale. Dal 1850 a oggi, EU27 e Stati Uniti insieme pesano per circa il 40% delle emissioni cumulate, contro il 15% della sola Cina. È aritmetica, non ideologia.

Terzo, l'Europa non è sola e nemmeno la più veloce. Nel 2025 la Cina ha aggiunto oltre 430 GW di nuova capacità eolica e solare e investito 625 miliardi di dollari in energia pulita, il 31% del totale mondiale; le sue emissioni nel settore elettrico sono scese per la prima volta in un decennio, insieme a quelle dell'India. A livello globale le rinnovabili hanno superato il carbone come principale fonte elettrica per la prima volta nella storia. In Italia le nuove installazioni di eolico e solare sono scese nel 2025 per iter autorizzativi lenti, un problema di policy da correggere subito; ma sullo storage e le pompe di calore il paese è all'avanguardia, con una crescita degli accumuli a batteria del 46,6% in un anno. È la prova che l'industria italiana sa superare ecoscetticismo e resistenze quando trova le condizioni giuste, e va sostenuta, non frenata con narrazioni rassegnate.

Infine, sull'intermittenza: de Bortoli scrive che "ci vorranno ancora, a lungo, fonti non intermittenti, ovvero fossili. E anche il nucleare." È presentato come un dato di fatto, ma è una previsione contestata. Il nucleare richiede 10-15 anni di realizzazione, troppo lunghi per un'emergenza che si misura in anni; il gas resta legato a prezzi volatili e import geopolitici, come dimostra la bolletta UE salita del 16% nel 2025. Accumulo a batterie ed efficienza energetica sono invece praticamente già qui, più rapidi e più performanti: la Cina ha triplicato lo stoccaggio a batterie in tre anni, installandone nel solo 2024 più di quanto fatto insieme da USA e UE. Uscire dai fossili non solo è possibile, ma è anche un investimento sui più deboli, quelli che pagano il prezzo più alto delle ondate di calore e delle bollette instabili. È lì che dovrebbero concentrarsi gli investimenti pubblici, non nel rallentare la transizione per illusori vantaggi competitivi di breve periodo.

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